Ipertrofia prostatica benigna

 

L’importanza della visita urologica

 
 
 
 
L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è caratterizzata dall'ingrossamento della ghiandola prostatica, spesso dovuto all'invecchiamento. La ghiandola ingrossata può comprimere il canale uretrale, causandone una parziale ostruzione e interferendo con la capacità di urinare. Colpisce oltre l'80% degli uomini dopo i 70 e 80 anni, ma produce sintomi solo nella metà dei soggetti. Tale ingrossamento non deve destare eccessivo allarme, perché si tratta di una patologia benigna e reversibile, in cui non ci sono formazioni tumorali e infiltrazione dei tessuti. Per la diagnosi spesso è sufficiente una visita urologica con esplorazione rettale. La terapia inizialmente è farmacologica.
Il trattamento medico consiste nell'utilizzo degli alfa-litici, negli inibitori delle 5-alfa reduttasi, nell'uso della fitoterapia o degli antimuscarinici. Studi recenti hanno inoltre dimostrato l'efficacia degli inibitori delle 5-fosfodiesterasi per il trattamento di questa patologia.

L'intervento chirurgico viene effettuato in pazienti con sintomatologia moderata o severa, che non rispondono al trattamento medico e con bassa qualità di vita. Vengono praticate le tecniche standard endoscopiche, la TURP o Resezione Prostatica Transuretrale (mono- o bipolare) o la TUIP o Incisione Prostatica Transuretrale, ma anche la chirurgia “open”, l'adenomectomia Transvescicale (ATV). La TURP è la procedura più utilizzata per il trattamento dell'IPB e viene effettuata mediante un resettore endoscopico, senza necessità di taglio. Il chirurgo dopo aver visualizzato l'ostruzione, rimuove il tessuto prostatico mediante una sorgente elettrica che passa attraverso il resettore. La procedura dura circa 1ora e può essere effettuata in anestesia spinale o generale.

Di recente acquisizione vi è anche la tecnologia laser KTP o Greenlight (foto), praticata dal Dr. Berardinelli, che sfrutta una sorgente laser (532 nm) per vaporizzare e rimuovere il tessuto prostatico.